Per molti anni il mio lavoro non aveva nulla a che fare, almeno in apparenza,
con l’informatica come la intendiamo oggi.

Eppure, già negli anni Novanta, mi sono trovato a vivere in prima linea
l’ingresso dei computer in un ambiente di lavoro tradizionale,
fatto di carta, procedure manuali e tanta esperienza pratica.

Quando i computer facevano davvero rumore

I primi sistemi informatizzati che arrivarono in concessionaria
non avevano nulla di familiare per chi è abituato ai computer di oggi.
Erano macchine grandi, costose, rumorose.

Il backup non era un’operazione invisibile:
si faceva ogni sera, con attenzione,
utilizzando supporti fisici che andavano custoditi con cura.

Se qualcosa andava storto, non c’erano procedure automatiche
o assistenze immediate.
C’era il problema, e bisognava risolverlo.

Dall’ufficio al terminale

Con il tempo arrivarono sistemi più evoluti,
utilizzati in modo centralizzato e riservati alle concessionarie.
I primi personal computer non erano strumenti autonomi:
fungevano da terminali, da interfacce verso qualcosa di più grande.

Ma fu proprio lì che nacque la curiosità.
Non tanto per il risultato finale,
quanto per il meccanismo che c’era dietro.

La curiosità che diventa passione

Col passare degli anni, quella curiosità smise di essere marginale.
Diventò interesse.
Poi passione.

Quando arrivarono i primi computer personali,
mi ritrovai a sperimentare, provare, sbagliare.
Sistemi operativi installati e reinstallati.
Configurazioni che funzionavano solo dopo vari tentativi.

Non c’erano tutorial come oggi.
Si imparava leggendo, provando,
e spesso rompendo qualcosa.

L’autodidatta

Non mi sono mai definito un tecnico nel senso formale del termine.
Non ho seguito percorsi accademici specifici.
Quello che so l’ho imparato facendo.

Smontando e rimontando computer.
Capendo la differenza tra un problema hardware e uno software.
Imparando che, a volte, la soluzione migliore
è rifare tutto da zero con più calma e metodo.

Dal computer al web

A un certo punto, quasi naturalmente,
la curiosità si spostò dal computer al web.

Prima strumenti semplici,
poi sistemi più complessi.
La costruzione dei primi siti,
le prime prove, i primi progetti completi.

Perché scrivo oggi

Oggi, guardandomi indietro,
mi rendo conto di aver attraversato un cambiamento enorme.
Dai sistemi meccanici e rumorosi
a un mondo digitale silenzioso e invisibile.

Questo blog nasce per questo motivo:
non per insegnare,
non per dimostrare competenze,
ma per raccogliere appunti.

Appunti di un percorso fatto da autodidatta,
vissuto dall’interno,
dal ferro al web.