Il primo computer di casa arrivò intorno all’anno 2000.
Fino a quel momento avevo usato i computer quasi esclusamente
in ambito lavorativo.

Portarne uno a casa era un’altra cosa.
Significava poter provare, sperimentare,
senza l’urgenza del lavoro e senza conseguenze immediate.

Windows ME

Il sistema operativo installato era Windows ME.
All’epoca sembrava una scelta naturale:
nuovo, grafico, pensato per l’uso domestico.

In realtà, non passò molto tempo prima di rendermi conto
che qualcosa non tornava.

Il computer funzionava,
ma non sempre come mi aspettavo.
Blocchi improvvisi,
comportamenti strani,
limiti che allora non capivo fino in fondo.

La scoperta dei limiti

Fu proprio usando quel computer che iniziai a capire
che non tutti i sistemi operativi sono uguali,
e che dietro a un’interfaccia semplice
si nascondono scelte tecniche precise.

Uno dei primi problemi reali che incontrai
fu legato ai file di grandi dimensioni.

Con la passione per il montaggio video che stava nascendo,
mi scontrai presto con un limite concreto:
file che semplicemente non potevano superare una certa dimensione.

Quando capii che dovevo cambiare

Quel limite non era aggirabile con un trucco.
Non era un errore.
Era una caratteristica del sistema.

Fu allora che iniziai a documentarmi davvero.
A leggere.
A confrontare.
A capire che esistevano alternative.

La scelta di passare a Windows 2000
non fu immediata,
ma fu consapevole.

Il primo vero salto

Con Windows 2000 cambió tutto.

Il sistema era più stabile,
più solido,
più adatto a quello che volevo fare.

Non era pensato per “fare scena”,
ma per funzionare.

Fu il primo vero momento in cui capii
che il software non è solo un’interfaccia,
ma una struttura su cui si appoggia tutto il resto.

Ripensandoci oggi

Quel primo computer di casa,
con tutti i suoi limiti,
è stato in realtà un punto di svolta.

Mi ha permesso di sbagliare senza paura,
di reinstallare,
di rompere e ricostruire.

È lì che l’interesse è diventato qualcosa di più profondo.
Non solo usare il computer,
ma capirlo.