Non ho mai imparato le cose leggendo un manuale dall’inizio alla fine.
E, a dire il vero, nemmeno seguendo un percorso prestabilito.

Quello che so l’ho imparato quasi sempre nello stesso modo:
provando, sbagliando e riprovando.

Gli errori come punto di partenza

Gli errori non arrivavano mai annunciati.
Un computer che non si avviava.
Un sistema che smetteva di funzionare senza spiegazioni evidenti.
Un’installazione andata a buon fine solo in apparenza.

All’inizio l’errore era solo frustrazione.
Poi, col tempo, è diventato una domanda:
perché è successo?

Capire prima di risolvere

Ho imparato presto che cercare la soluzione senza capire il problema
porta quasi sempre a un altro errore.

Così ho iniziato a fermarmi.
A osservare.
A ricostruire i passaggi fatti poco prima che qualcosa smettesse di funzionare.

Non sempre funzionava al primo tentativo.
Spesso nemmeno al secondo.
Ma ogni volta restava qualcosa in più.

Ricominciare da zero

A volte la soluzione migliore era la più drastica:
ricominciare.

Formattare.
Reinstallare.
Ripartire da una configurazione pulita.

Non era tempo perso.
Era un modo per rimettere ordine,
per capire cosa serviva davvero
e cosa, invece, complicava soltanto le cose.

Essere autodidatta

Essere autodidatta non significa sapere tutto.
Significa accettare di non sapere
e avere la pazienza di colmare quel vuoto un passo alla volta.

Senza scorciatoie.
Senza soluzioni magiche.
Con la consapevolezza che ogni errore,
se osservato con attenzione,
può insegnare qualcosa.

Ripensandoci oggi

Oggi molte cose sembrano più semplici.
I sistemi sono più stabili.
Le procedure più guidate.

Eppure continuo a pensare che imparare sbagliando
sia stato il modo migliore per capire davvero
come funzionano le cose.

Non solo i computer,
ma anche il metodo,
la pazienza
e il rispetto per la complessità.